che poi è quello che penso anch’io della corsa

Ogni mattina me ne andavo a correre per la North Fork Road, in direzione del confine, scansando i camion carichi di tronchi. Non ci arrivai mai, che discorsi, ma il ritorno a passo d’uomo era sempre piacevole. Fin quando non mi fermavo al torrente per tuffarmi, rischiando un coccolone, nel basso laghetto appena sotto la chiavica. Al mio arrivo, poi, Trahearne chiudeva il quaderno, metteva sul fuoco un nuovo pentolino di caffè alla maniera dei cowboy e preparava la colazione su un fornelletto da campo. Io mi sedevo sui gradini con una tazza di caffè, a fumarmi la prima sigaretta della giornata, tossendo e sputazzando catarro e roba simile a brandelli di tessuto polmonare.
– Che corri a fare? – mi chiese una di quelle mattine il vecchiardo, mentre accomodava nella padella un soffice strato di uova strapazzate.
– Mi fa star bene, – dissi mezzo soffocato, poi tossi e sputai di nuovo.
– Figliolo, mi sa che quello fortunato sono io, – disse ridacchiando.
– Come sarebbe?
– Riesco a sentirmi di merda anche senza fare tutta quella fatica.

James Crumley – L’ultimo vero bacio

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