pomeriggio bianco

Era un pomeriggio bianco come un osso, con un cielo privo di nuvole e un sole mostruoso. L’aria vibrava come una massa di ectoplasma gelatinoso. Non c’era un alito di vento. In quell’aria viaggiava una Plymouth nera vecchia e scassata, che tossiva e ruttava fumo bianco dal cofano. Starnutì due volte, ebbe un sonoro ritorno di fiamma, morì sul ciglio della strada.
Il guidatore scese e andò al cofano. Era un uomo nei grami anni invernali della vita, con capelli di un castano smorto e un grosso stomaco a cavallo delle anche. La camicia era aperta fino all’ombelico, le maniche arrotolate fin sopra i gomiti. I peli sul petto e le braccia li aveva grigi.
Un uomo più giovane scese dal lato del passeggero, e anche lui andò a mettersi davanti all’auto. Gialle esplosioni di sudore macchiavano le ascelle della sua camicia bianca. Al collo era appesa una cravatta a strisce, sciolta, come un serpente domestico morto nel sonno.

Joe R. Lansdale – La notte dei pesci

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