A me interessano solo le “sciocchezze”, solo ciò che non ha alcun significato pratico. La vita mi interessa solo nel suo manifestarsi assurdo. Eroismo, pathos, ardimento, moralità, commozione e azzardo sono parole e sentimenti che mi sono odiosi.
Ma comprendo perfettamente e ammiro: entusiasmo ed esaltazione, ispirazione e disperazione, passione e riservatezza, dissolutezza e castità, tristezza e dolore, gioia e riso.
Mi trovavo a Hollywood per un festival televisivo, uno di quelli in cui scelgono il regista di spot “più creativo”, e invece di sbatterlo sulla sedia elettrica gli danno un premio.
Quella cosa che è chiamata società – sta dietro di noi. Noi mediamo tra l’uomo e la natura. Noi siamo i soldati di una sacra biologia.
Il lavoro a me pare un inferno, da dove sono seduto pare la morte dei lombi, ma gli ospedali sono erotici – lo dicono tutti. Si prendono continuamente in giro per questo. Sangue e corpi e morte e potere.
Noi tutti pensiamo che ciascun altro viva in roccaforti, in fortezze: dietro fossati, dietro muri tempestati di chiodi e cocci di vetro. Ma in effetti abitiamo costruzioni molto più gracili.